Sperando che sia solo un arrivederci, ma rispettando qualsiasi sua decisione, pubblichiamo una bella lettera scritta da una sua ammiratrice.

Mi prendo la libertà, con non poca presunzione forse, di usare la mia voce per porti il mio piccolo saluto e-senza smancerie spicciole-ricordarti così, irriverente istrione di te stesso, modellare una poesia tutta tua, colorata oltre i convenevoli del manierismo provinciale spesso "demodèe" per il quale non ti sei mai venduto.
Hai litigato e urlato per poi, con gotica ironia, provocare il tuo pubblico con quella visione mistico-erotica del vivere, del godere ma anche del morire.
E come Erik, il fantasma dell'opera di Leroux che contrasta con rabbiosa violenza e combatte per il suo amore per poi lasciarlo andare, tu hai rappresentato te stesso lasciando il Carnevale, tormentato amore della tua vita.
Mai carro fu più maledettamente presàgo.
Mi par di vederti, fare un gesto barocco con la mano quasi a dire "la farsa finisce qui"....e chi, come me, ti ha amato e ti ama da sempre, non può che gridare a denti stretti e con la morsa nel cuore,"grande Gionata".
Ilaria la tua "russa"














